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Che tante persone, in buona fede, stanche del malaffare, della corruzione e della tracotanza di una (classe) politica sempre più arraffona e sguaiata si siano gettate fisicamente ed ideologicamente nelle mani di Tony Di Pietro è ragionevole. Ma non razionale, soprattutto se le stesse persone si concepiscono di “sinistra”.
Vediamo di capire il perché.
Sintetico ma preciso articolo di Raul Zibechi, giornalista e professore uruguaiano, studioso dei movimenti della LatinoAmerica, che mostra come l'intervento umanitario degli USA ad Haiti altro non sia che parte della manovra "a tenaglia" per riconquistare il Sud America e contrastare la potenza Brasiliana.
UNA PORTAEREI CHIAMATA HAITI
di Raul Zibechi (http://alainet.org)
Tratto da un articolo di Evangelisti del Manifesto del 27 gennaio. Una buona istantanea dell'evoluzione del PCI dal partito che era a quello che è diventato oggi.
Un poeta bolognese dei primi del Novecento, Olindo Guerrini in arte Lorenzo Stecchetti, scrisse dei versi intitolati 'Primo Maggio'. Vi si descriveva la marcia lenta, solenne e silenziosa di un corteo di operai. "Toccandosi le mani ognun di loro / cerca il vicin chi sia. / Se i calli suoi non vi segnò il
lavoro, / quella è una man di spia".
Senza rimpiangere (ma un poco sì) l'intransigenza dei socialisti di epoca prefascista, fama meritata di onestà a tutta prova ebbero anche i sindaci comunisti del dopoguerra. Io nacqui al tempo di Giuseppe Dozza, magari stalinista, però uomo tutto d'un pezzo, che ancora appariva in pubblico con un fazzoletto rosso al collo. Un mito d'uomo, tanto che mio padre, pur lontano dal Pci (era socialdemocratico), lo ammirava senza riserve.
Ugualmente limpidi sotto il profilo morale furono i successori di Dozza: Guido Fanti, Renato Zangheri, Renzo Imbeni - uno dei sindaci migliori che abbia avuto la mia città. Persino Zangheri, che combattei nelle strade nel '77, era dal punto di vista personale di un'onestà ineccepibile. Nessuno avrebbe seriamente immaginato che lo slogan settantasettino "Bologna è rossa/è rossa di vergogna" potesse essere riferito, di lì a trent'anni, ai comportamenti del suo sindaco.
Dopo la precedente analisi del fenomeno Lega, una riflessione più di "pancia", stimolata dall'intervento del vice-ministro Castelli ad Anno Zero del 7 gennaio 2010. Chi volesse rivedere il (mis)fatto, usi pure questo link.
Si dirà che con tutto quello che succede in Italia, questa performance del ministro Castelli è solo una dimostrazione (minore) dell'arroganza e del disprezzo che il potere (da sempre) ha nei confronti del popolo. Questa tesi, ad esempio, è sostenuta su questo blog. Sicuramente l'arroganza è una caratteristica del potere, ma in tempi di democrazia (liberale) il politico deve comunque fare i conti col proprio elettore e quindi anche il suo disprezzo per il medesimo deve essere dissimulato e celato. Infatti anche i Togliatti, Moro, De Gasperi, Craxi, etc. non amavano il popolo: semplicemente non potevano permettersi di disprezzarne (pubblicamente) le condizioni di vita e gli sforzi quotidiani per arrivare a fine mese.
Questo è un lungo articolo scritto da Bruno Casati e pubblicato da Punto Rosso. L'autore è dichiaratamente vicino alle posizioni di Rifondazione: perciò alcuni passi dell'articolo sono smaccatamente solidali nei confronti dell'azione di questo partito negli ultimi 15 anni. A parte questo, l'analisi è buona perché abbraccia diversi aspetti: il contesto economico, le classi sociali di riferimento, il rapporto con la classe operaia, il problema culturale, la caduta del muro.

A seguire, presentazione del libro I diari della rodoviaria
dalle ore 21:00
— INGRESSO LIBERO —