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Riporto e traduco (con qualche considerazione tra parentesi quadre) parte di un indicativo articolo di Raul Zibechi, giornalista uruguaiano e da sempre studioso dei movimenti del SudAmerica (l’articolo completo può essere letto in spagnolo qui).
Decimo Forum Sociale Mondiale: sintomi di decadenza
Una decade è sufficiente, in campo politco-sociale, per la crescita, la maturazione e, a volte, la decadenza del “movimento dei movimenti”, che si era proposto di cambiare il mondo. Sebbene il suo declino sia un dato di fatto, i suoi propugnatori possono consolarsi col fatto che il suo avversario [ideologico], il Forum Economico di Davos, attraversa difficoltà ancora maggiori [magra e pretestuosa consolazione].
I sintomi sono ben noti: discutere fino allo sfinimento se quello che si sta facendo abbia o no un senso, se si debba continuare lungo lo stesso cammino o se ci si debba dirigere verso possibili soluzioni ai mali e ai problemi fin qui riscontrati. In effetti, tanto il seminario “Dieci anni dopo” realizzato a Porto Alegre [città del Brasile, capitale dello stato del Rio Grande do Sul, storica culla del Social Forum], come il Forum Tematico, con sede a Salvador [de Bahia], hanno dedicato buona parte del tempo a constatare la perdita di vitalità di un movimento che ha preteso di essere una alternativa alla globalizzazione neoliberale.
Quest’anno il Forum non ha avuto un evento centrale, al contrario realizzò diverse attività in una ventina di città di differenti parti del mondo, tra cui le due capitali di stato brasiliane. La scelta della decentralizzazione è un indicatore del fatto che i grandi eventi di decine di migliaia di persone giocarono un ruolo importante all’inizio dell’esperienza del Forum, ma ora non avrebbe senso riproporre tale modalità giacché, per ciò che si è visto nelle ultime edizioni, risulta esausta.
L’evento di Porto Alegre, a partire dal 25 di gennaio, ha visto una serie di dibattiti tra intellettuali e rappresentanti di ONG, con scarsa partecipazione dei movimenti sociali che sono, di fatto, la ragion d’essere del Forum. Di sicuro non era intenzione degli organizzatori scommettere su una partecipazione di massa come quella delle passate edizioni (150 mila persone), ma i dibattiti hanno attratto comunque meno del 10% di persone rispetto ai picchi del passato.
A Salvador, al contrario, nel Forum tematico organizzato tra il 29 e il 31 gennaio, c’era molta aspettativa per la presenza dei movimenti. Ma l’idea di decentralizzare l’evento, con dibattiti in diversi hotel della città e l’attività dei movimenti relegata al recinto della Università Cattolica, hanno avuto un effetto negativo dal punto di vista della partecipazione sociale. A differenza di quello che succedeva a Porto Alegre gli anni passati, quando la città girava per alcuni giorni attorno al Forum, nella capitale di Bahia la gente non ebbe percezione dell’evento altermondialista.
Alla ricerca di nuove direzioni
Il cambio della situazione politica mondiale e nell’America Latina sembra stare alla base di un certo smarrimento che si forma nell’apparizione di proposte notoriamente divergenti. Durante le prime edizioni del Forum, si registrava l’ascesa di politiche conservatrici guidate da G. Bush, a cavallo delle invasioni in Afghanistan e in Iraq. Nel continente Sudamenricano stavano insediandosi alcuni governi di rinnovamento e si registrava anche una ondata di mobilitazione sociale che sbarcò coi suoi molteplici colori nelle manifestazioni di Porto Alegre.
La crisi mondiale, l’ascesa di Barack Obama alla Casa Bianca, l’autunno dei governi progressisti e di [centro-]sinistra della regione e la crescente smobilitazione sociale segnano una congiuntura ben diversa. I toni della Carta di Bahia, documento finale approvato da una assemblea di movimenti, tradisce il nuovo clima. La dichiarazione sottolinea il rifiuto “alle basi straniere nel continente Sudamenricano”, da difesa della sovranità e dei grandi giacimenti di petrolio di recente scoperti lungo il litorale brasiliano.
La Carta fa una difesa serrata del Governo di Lula. “In Brasile, molte conquiste per il popolo sono state ottenute nei sette anni del governo Lula”. Dice anche che mancano da realizzare alcuno riforme strutturali, ma invita ad appoggiare la presenza delle autorità [di sinistra o presunte tali] “in questo periodi di dibattito politico che si avvicina”, un chiaro riferimento ai processi elettorali futuri.
A questo punto appaiono forti divergenze. Il Movimento dei Senza Terra (MST), molto critico con Lula per non aver fatto la riforma agraria promessa, non ha mobilizzato i suoi militanti verso il Forum come gli anni passati. A Salvador, il movimento più forte è quello dei Senza Tetto, che in differenti incontri e dibattiti ha mostrato con chiarezza la sua lontananza tanto dal governo federale che da quello statale, presieduto dal petista J. Wagner.
La distanza, sociale prima che politica, tra i movimenti e i governi è stata una delle caratteristiche del Forum di Salvador. Uno degli incontri con i movimenti ha avuto luogo in un hotel a 5 stelle, con la partecipazione del governatore Wagner, il ministro allo sviluppo sociale Ananias e il segretario speciale per le questioni strategiche della presidenza, Pinheiro. Non era questo l’ambiente migliore per movimenti di base che, come quelli di Salvador, sono composti per larghissima parte da Afrobrasiliani poveri che vivono in favela, sistematicamente scacciati da luoghi come questo.
Nelle visite che abbiamo realizzato a tre occupazioni urbane di senza tetto, abbiamo potuto verificare che le basi di questi movimenti non avevano la minima idea di quello che stava succedendo dentro la città, né mostravano intenzione di assistere quando li si informava che dovevano registrarsi all’hotel (a 5 stelle), ubicato nel cuore elitario della città razzista. Se alcune volte i Forum sono stati un incontro genuino di movimenti sociali, nei fatti si sono ora convertiti in incontri di elite, intellettuali, membri di ONG e rappresentanti di organizzazioni sociali.
Nelle parole di Eric Toussaint, membro del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale, un dato centrale è che questo incontro “è stato sponsorizzato da Petrobras, Caixa, Banco do Brasil, Itaipù Binacional [rispettivamente la compagnia energetica brasiliana, due banche di dimensioni federali e il consorzio che gestisce la contesa immensa diga tra Paraguai e Brasile] e ha visto una forte presenza dei governi”. Ovvero, grandi multinazionali che sono presenti anche negli incontri aziendali di Davos, dove Lula fu proclamato “statista globale”. L’idea di Toussaint è che il nucleo storico dei fondatori del Forum, dove hanno un posto d’onore brasiliani collegati al governo, sono i più riluttanti a cercare nuove forme che “si appoggino alle forze volontarie e militanti e si insedino nelle case degli attivisti”.
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L’articolo prosegue con alcune interviste di intellettuali brasiliani che si sperticano in proposte e analisi paradossali e che, a occhi smaliziati, evidenziano ancora di più la crisi profonda in cui giacciono i movimenti brasiliani:
Toussaint propone di raccogliere la proposta lanciata da Hugo Chavez e creare una sorta di 5 internazionale (!); non pago, propone per il futuro “un fronte permanente di movimenti e partiti”;
il sociologo Sader pensa che il Forum è stato scomfitto perché “non ha saputo stringere legami coi partiti politi”. È proprio il contrario: ne ha stretti così tanti che ci si è strozzato: il Forum già da un po’ di tempo era diventato uno strumento di consenso e propaganda per i “lider” sudamericani. Memorabile l’incontro allo scorso Forum di Lula, Chavez e Morales con la folla osannante: il mesto capitolo finale di quello che una volte era il protagonismo dei movimenti;
Nella perdita di punti di riferimento, il sociologo Sousa Santos propone addirittura lo Stato come nuovo soggetto di movimento sociale (sigh!);
Wallerstein addirittura ha ipotizzato che con il declino di Washington, il Sudamericà diventerà una macroregione “liberata” dal Brasile. Sul fatto che al posto del corretto vocabolo “conquistata” si sia posto “liberata” si lascia ogni commento perché sarebbe impietoso.
Con questi “intellettuali” (Gramsci sta piangendo nella tomba), senza più il supporto dei militanti e dei movimenti di base, con pericolosissime commistioni tra movimenti e stati/partiti, il Forum è proprio arrivato al capolinea.
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