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L'attacco di Israele nei confronti della nave di attivisti che portava aiuti umanitari e sostegno politico nella striscia di Gaza fa gelare il sangue nelle vene, perchè è una dimostrazione di forza ed arroganza che fa paura. Fa paura perchè il messaggio che Israele lancia è il seguente: "io posso permettermi di fare quello che voglio: guerre, stragi, campi di concentramento, non rispettare le decisioni dell'ONU, atti di pirateria... e nessuno può farci niente."
Il grave problema è che ha ragione. Israele può fare quello che vuole e nessuno vuole/può fermarla: non gli alleati statunitensi, che pare sostengano sempre e comunque la loro testa di ponte mediorinetale, non la "comunità internazionale", divisa al suo interno e bloccata da giochi di potere, né "l'opinione pubblica internazionale", imbelle e debole quanto mai, ultimamente.
Oltre a questo desolante quadro, ci tocca subire la propaganda (riportata dai nostri fidi - di Israele - media) trita e ritrita che Israele "è sempre in guerra", "la sua esistenza è in pericolo", "deve difendere il suo diritto ad esistere", etc. Francamente non se ne può più!
Tutte le guerre che Israele a fatto (dai sei giorni a piombo fuso) sono state guerra di conquista, ruberie di terra, o atti per sottomettere o indebolire popoli e potenze concorrenti.
E' un po' come con l'arma nucleare: quando qualche nuovo stato minaccia la sua costruzione gli Stati Uniti urlano che è "un pericolo per la democrazia e la pace nel mondo", ma fino ad oggi gli unici ad usare due belle bombe all'idrogeno su una popolazione sono stati proprio loro.
Allo stesso modo Israele continua a dire che è minacciata di qui e di là, di sopra e di sotto: ma fino adesso quella che caccia e distrugge villaggi, segrega intere popolazioni (leggi striscia di Gaza, una prigione a cielo aperto) e fa guerre a destra e manca e proprio Israele.
Così scrive Uri Avnery, riportato dal Manifesto di oggi (6 giugno):"Il governo e l'esercito ci hanno raccontato questa storiella: i nostri eroici soldati, determinati e sensibili, l'elite della elite, sono scesi sulla nave per «discutere» e sono stati attaccati da una massa selvaggia e violenta. I portavoce ufficiali hanno usato la parola «linciaggio».
Quasi tutti gli organi di informazione israeliani hanno accettato questa versione dal primo giorno. Dopotutto, è chiaro che noi ebrei siamo le vittime. Sempre. Ciò si applica anche ai soldati ebrei. Assaltiamo in mare una nave straniera, ma in un attimo diventiamo vittime e non abbiamo altra scelta se non quella di difenderci contro antisemiti accesi e violenti.
Non posso evitare di ricordare la classica barzelletta della madre ebrea in Russia che saluta il figlio chiamato alle armi per conto dello zar nella guerra contro la Turchia. «Non affaticarti troppo - lo implora - ammazza un turco e riposati. Ammazzane un altro e riposa ancora...». «Ma madre - la interrompe il figlio- e se un turco uccide me?» «Ucciderti? - esclama la madre - e perchè? Cosa gli avrai mai fatto?».
Per una persona normale, tutto questo sembra assurdo. Dei soldati armati che fanno parte di un corpo scelto salgono su di una nave in alto mare, nel bel mezzo della notte, dai loro elicotteri, e sono loro le vittime?"
La loro propaganda è tale che l'ufficio stampa del governo manda ai giornali il filmato "Flotilla - We con the world", parodia di "We are the World" che prende in giro gli attivisti e i loro sostenitori internazionali per, poi, tre ore dopo, dire che si è trattato di un errore (fonte: la Repubblica).
Come fare sempre la vittima anche quando si è il carnefice....