Brutti, sporchi e cattivi?

Oggi desidero raccontare una storia della Comuna di Jandira, un racconto che credo si ricolleghi in modo forse un po’ fumoso ma senz’altro accorato alla riflessione che si ricollega all’introduzione del prezzo precedente. Ebbene l’esperienza che sto conoscendo a Jandira, un municipio poco fuori S. Paulo, è quella di un gruppo di famiglie che nel giro di dieci anni sono passate dalla favela alla costituzione in comunità (Comuna dom Helder Camara) e che adesso si stanno costruendo la propria casa.
Una ragazza che s’è vissuta tutta la vicenda mi racconta un po’ di storia e mi parla di quando nel 2000 diverse famiglie cominciarono ad invadere quella che poi sarà la favela Vila Esperança. A domanda mi risponde che parla di invasione (e non di occupazione) perché, mi dice, quando ogni famiglia fa per sé e non c’è un progetto è solo invasão, altrimenti, se si è tutti uniti e con un obbiettivo, allora è ocupação...
E mentre partecipo al mutirão (il momento di aiuto comunitario) del fine settimana, in cui a turno i futuri inquilini partecipano alla costruzione delle case, parlo con diverse persone, e ognuna mi racconta un pezzo di storia, le sue impressioni, i problemi.
C’è chi si lamenta chi le case stanno venendo alla buco del culo perché la gente non sa lavorare, chi mi racconta del sempre presente problema della divisione del lavoro (invece di ruotare ed imparate tutti a fare un po’ di tutto, ci si "specializza"), chi mi dice che c’è gente che al mutirão non partecipa, chi ruba i soldi...
Nonostante le mille difficoltà queste cento e passa famiglie dopo 11 anni passeranno ad avere delle case dignitose, in parte auto costruite, frutto della lotta collettiva: se vi sembra poco…

Ma la storia migliore della Comuna la tengo per ultima: Roberta (ma potrebbe essere Claudia o Lorenza o…) è una donna molto energica e coi tratti da uomo, senza lavoro ma con figli e un marito in galera. Non riesco a darle un’età… potrebbe essere sulla trentina. È una coordinatrice di nucleo ed è lei, in una riunione, a sollevare un possibile problema di droga con due giovani della comunità. La sua storia inizia proprio nella Vila Esperança: tramite un suo padrino comincia a prestare servizio come agente esterno nella favela per conto di del PCC, il famoso Primeiro Comando da Capital, il cartello di traffico di droga e armi più importante di São Paulo. Il compito di R. è tenere la contabilità. Comincia a conoscere le varie forze di polizia e parimenti va costruendo una rete di conoscenze di poliziotti sul libro paga del PCC. Dopo un lavoro di anni dentro la favela per tirare via la droga da Vila Esperança, anche R. decide di tirarsi fuori e baratta col nuovo padrino di Jandira il fatto che la nascente Comuna non dovrà vedere la presenza del PCC in cambio della lista dei poliziotti corrotti. Ovviamente, R. deve garantire che nessun altro cartello entri nella Comuna.
Da notare come il PCC nutra una certa benevolenza nei confronti dell’MST, in quanto, agli occhi del Primero Comando, anche il Movimento lotta contro la polizia…


Settimana scorsa, domenica, per l’esattezza, il mutirão è terminato a mezzo giorno, invece che alle 15/17 come al solito, per via della partita Brasile-Costa D’Avorio. Io e l’architetto che segue i lavori siamo stati invitati nel boteco (baretto) della Comuna per vedere la partita insieme. Prima del fischio di inizio, R. ci ha invitato a mangiare nella sua baracca: con l’architetto (e, per conoscenza, con me, visto che ero lì anch’io…) si è lasciata andare: ha raccontato di come suo marito è in galera da 7 mesi, senza processo, senza aver fatto nulla. Di come a suo dire ne il movimento ne il prete si siano mossi in suo favore, per lo meno procurandogli un buon avvocato. E mentre lo raccontava piangeva… Una sensazione stranissima, la chiamerei l’altra faccia della medaglia, il lato b che non ti saresti mai aspettato da una che, in pubblico, nei lavori come nelle riunioni, è quella che coordina e ordina. E poi, con la sua storia alle spalle… Chiude il suo racconto dicendo che si tiene occupata, perché se si ferma comincia a pensarci e…


Comincia la partita: ci sono tra le 20 e le trenta persone: il baretto è pieno di magliette (e facce) colorate verde/oro. L’idea è di mangiare, durante la partita, un churrasco tutti insieme (e per il quale si è fatta vaquinha, cioè una “colla”). Il problema è che ne nessuno si prende la briga di mettersi al braciere e rosolare la carne. Finché… eh si, proprio R. si mette lì a cuocere e a far girare costolette e pezzi di carne assortiti, chiamando un tipo, facendone pirlare un altro… Non sembrava fosse possibile che fosse la stessa persona che poco prima ci aveva raccontato la sua vicenda con tanta commozione e fragilità.
Che storia, eh?

Ecco, R. non parla di strategie e tattiche, non parla della congiuntura politica del brasile o dei rapporti di forza dei movimenti, non è un quadro del movimento…
Però è quella, senza lavoro e con quattro figli in casa, che ha mandato fuori dalla comunità il PCC ed è una delle spine dorsali proprio della Comuna…


Molte volte l’intellettuale che si cimenta (o crede di cimentarsi) con il popolo rimane frustrato perché il popolo non è come se lo aspettava, il popolo non lo capisce, il popolo non vuole ascoltarlo…Il popolo, come ebbe polemicamente a mostrare Ettore Scola nell’omonimo film non è povero ma bello, ma brutto, sporco e cattivo. Quante volte nella sinistra gruppi e gruppetti, partitini e movimenti c’hanno sbattuto il grugno…
Vi lascio con questo pensiero, che credo riassuma la morale della storia (per lo meno quella che ci ho trovato io) e al contempo ne dia una chiave di lettura positiva e piena di speranza:
Se […] speriamo che la rivoluzione la facciano gli angeli, continueremo a sperare fino alla fine del mondo tratto da qui (in spagnolo) o da qui (in traduzione)