|
|
Allora, è da tempi non sospetti che un lungo percorso mi ha portato a allontanarmi dal tifo del calcio “in mondovisione”. Le ragioni sono molteplici e quale occasione migliore della coppa del mondo per riepilogarle.
Allora, per prima cosa tifare per una squadra di calco, appassionarsi per le sorti di un team (sia esso nazionale o internazionale) annebbia la mente e non lascia vedere che nel calcio non vince il più forte, nel senso del più bravo, ma chi è più forte economicamente. Questo è evidente, per esempio, nel calcio italiano, dove da quando i diritti TV vengono ripartiti in maniera diversa tra le grandi e le piccole, solo i più potenti gruppi riescono a far vincere le proprie squadre.
…ha sempre ragione. Purtroppo anche nel gioco del calcio vale questa regola, con tutto il suo carico di ipocrisia e violenza. Prendiamo l’esempio recente: il caso della nazionale italiana e di Lippi. Gli stessi che spargevano incenso quando, 4 anni fa, Lippi vinse la coppa del mondo sono quelli che oggi ne criticano le scelte e, soprattutto la spocchia. Ma Lippi era un personaggio odioso anche 4 anni fa (e anche quando allenava l’Inter e la Juventus). Ma nel calcio come nella vita, a chi vince si perdona tutto e chi perde ha sempre torto.
Con prove TV e replay da 15 angolazioni diverse, sono infiniti gli esempi di attori che recitano come neanche Al Pacino in Scarface: neanche vengono sfiorati e si buttano per terra piangendo e coprendosi la faccia come se fossero stati sfigurati dall’acido. Per poi ovviamente prontamente rialzarsi quando l’arbitro, ignaro della pantomima, sbatte fuori il fittizio responsabile della violenza. Non ce l’ho con il commediante, ce l’ho con i tifosi e con le federazioni che lasciano correre tutto come se niente fosse. Dipendesse da me, la pena per chi si macchia di una simulazione così bastarda meriterebbe di cambiare mestiere. Ma tant’è, non possiamo certo aspettarci che il calcio sia migliore della società che lo produce. Ed inoltre, se l’importante è vincere, ogni mezzo non è forse lecito?
La FIFA è un organo antidemocratico e corrotto retto unicamente da interessi economici e da loschi figuri. Ricordiamo João Avelange, che ai mondiali di Argentina ’78 diede la coppa ai colonnelli per lasciar loro la passerella d’onore ed essere così protagonisti della premiazione. Ma anche il Blatter, attuale presidente della FIFA, è un trafficone di provata tradizione, avvezzo a comprare i voti dei paesi più piccoli con laute elargizioni (i voti di tutti i paese contano sempre uno, che siano Trinidad&Tobago o la Francia, favorendo così la corruzione). Con una federazione regolata in un questo modo, pensiamo forse che il calcio possa essere uno sport con un’etica
Mi si dirà: Ok, ma come fai a non tifare per l’Italia? Accetto la provocazione ma rispondo: di quale Italia stiamo parlando? Di quella dei Berlusconi e Dell’Utri o di quella delle persone oneste? L’Italia dell’accordo FIAT di Pomigliano o quella dei precari e degli operai che vi si ribellano? L’Italia dei mafiosi o di Peppino Impastato, Fortugno e tutti gli altri? Fatemi capire per che Italia tifiamo e potrei ripensarci…
Mi pare evidente che il calcio è la riproduzione fedele della nostra società, dove chi fa il furbo, chi è potente, chi riesce ad avere favori, vince. Siccome è già abbastanza difficile lottare per migliorare un po’ la società, non mi va di perdere tempo in una (futile) lotta anche per il gioco del football. Né, tantomeno, appassionarmi.